11/02/2009
Grafo di Me di Nuccio CANTELMI
Ad ognuno di noi sarà capitato di passare un po' di tempo con quel giochino nel quale si devono unire dei puntini in sequenza per formare una figura altrimenti confusa. Roba da ragazzini. Però... Da diverso tempo, ho l'impressione netta che ogni qual volta accedo alla rete, uso il motore di ricerca prediletto, mi iscrivo ad una comunità o ad un social networking, qualcuno, da qualche altra parte del mondo, stia giocando ad unire i puntini che lascio in giro per la rete. La figura che ne esce sono io. I miei gusti, le mie passioni, i miei interessi, tutto. Comincio a pensare che, ormai, mi conoscano meglio di quanto mi conosca io stesso. Quando mi siedo davanti al mio desktop, mi sento protetto, contento e sicuro: è il mio pc. Gli affido tutto me stesso, dai miei documenti di lavoro, ai miei video, alle foto. Tutto. Io ho fiducia nel mio pc. Eppure, qualcuno sta unendo i puntini. La risultante di questa frenetica caccia è un grafo. Il grafo di me. Il grafo è un ente matematico costituito da nodi e rami. In buona sostanza è la rappresentazione dei modi della connettività, nel quale il nodo rappresenta il soggetto o l'oggetto della connessione ed il ramo il modo o la direzione del collegamento. Il grafo è utile per rappresentare le attività umane e le infinite interconnessioni dell'agire sociale. I grafi della rete sono oggetto della social network analisys, ovvero dello studio dei comportamenti umani interconnessi in rete. Direte: c'è veramente della gente che studia il modo in cui le altre persone interagiscono l'un l'altro? Si! C'è. Eccome se c'è. Ogni ricerca su Google (è solo un esempio del caso più eclatante) è catalogata. Ogni account Gmail viene monitorato costantemente e capita, non di rado, di vedersi proposto un banner pubblicitario attinente al contenuto della mail che stiamo scrivendo. Ogni book fotografico che mettiamo on line su Flickr, Facebook o Picasa è un nodo del grafo. Ogni video di Youtube, ogni ricerca su Maps, ogni traduzione. Tutto. Puntini della mia anima vengono a comporre un'immagine di me commercialmente fruibile, affinché possa diventare perfetto ricettore del messaggio pubblicitario in personam che gli analisti del social network e i marchettari (ooops, errata corrige: esperti di marketing!) stanno predisponendo nello stesso momento in cui scrivo. Server farm gigantesche e datawarehouse enormi conservano e tengono memoria di tutto quello che faccio. Continuano ad unire puntini. Anche quando non navigo. Non basta. Occorrono altri mezzi di cattura di nuovi puntini per portare a termine il grafo. Si sente spesso parlare di Web 2.0. Nuova frontiera dell'internet nella quale il livello delle grafiche sarà più accattivante, l'interattività maggiore, l'esperienza potenziata, il look and feel più fruibile, la sicurezza più sicura. Tutto vero. Vero, però, che in nome della sicurezza e della qualità del servizio, internet sarà canalizzata nell'alveo di fiumi di comunicazioni contingentati, precostituiti e sorvegliati. Un esempio, per essere più chiari. Le prime community on line sorgevano spontaneamente e con mezzi primitivi attorno ad un centro comune di interesse o all'attivismo di un piccolo gruppo di promoter. Attualmente, la maggior parte delle community più grandi sono state inglobate dai grandi portali o sono legate ad alcuni soggetti collettori (radio, tv, giornali, etc...). Nulla è più lasciato al caso. Al momento dell'attivazione di un account ti vengono richieste alcune informazioni personali che, innocentemente, dovrebbero indicare al mondo chi sei e cosa ti interessa. Cataloghi di queste info sono il pane quotidiano dei teorici e dei pratici del social networking. Dicci chi sei, ti costruiremo un mondo su misura. Il Web 2.0, inoltre, si muove nella direzione del Trusted Networking. Ne abbiamo già parlato. Reti sicure per transazioni sicure. Il prezzo della sicurezza è sempre la libertà personale. Sempre. Per convincerci a rinunciare alla libertà personale, il primo è quello di farci sentire insicuri. Internet è pericoloso. Ci sono gli hackerz. Ci sono i virus. Ti fregano la carta di credito. Tranquillo, stiamo studiando una nuova internet dove sarai sicuro e felice, senza problemi. Basta che ti affidi con fiducia a noi. E non crediate che si tratta solo della rete. Il dubbio della insicurezza è sistemico. L'africano spaccia, l'islamico è un terrorista, il vicino è un pazzo furioso, lo sconosciuto porta le caramelle (chissà poi perché...), gli aerei sono pericolosi, i treni sono sporchi, le strade insicure, il pollo fa venire le malattie, dall'Asia arrivano prodotti difettosi o pericolosi. Paura di tutto, anche di te stesso.Contro il pericolo incombente ci insegnano a costruire barriere. Israele costruisce un muro contro la Palestina. Georgia ed Ossezia si combattono per interessi commerciali e vengono separati dai caschi blu. La porta di casa è blindata, non si sa mai... Sul tuo pc c'è un firewall. Davanti ai negozi una telecamera. Nelle piazze telecamere, davanti alle banche, uffici pubblici, cessi. L'altra mattina notavo un ragazzetto con le cuffiettebianche del suo Ipod. Ho subito pensato che anche quella è una barriera, un isolamento. Crei un tuo mondo rumoroso che si contrappone al silenzio del mondo esterno che non vuoi o non puoi comprendere. Solo con la tua musica. Solo ed isolato. Perfetto bersaglio del social networking e del marketing personalizzato. Se non parlo con il mio vicino perché ho paura di lui, magari non verrò mai a sapere che la macchina che mi hanno reclamizzato con tanta pompa e tanto effetto è, in realtà, un ferro vecchio. Senza socialità vera e contatto col prossimo, la cultura si disperde, l'informazione decade e la pubblicità può essere veicolata senza controllo con mirata precisione chirurgica. Se ho paura di uscire e sto rinchiuso in casa, inevitabilmente finirò col guardare la TV o navigare su internet. Inizia la tracciatura, ricominciano a rincorrersi puntini. Il futuro è alle porte e cosa ci porta? Lawrence Lessig in una intervista ) parla apertamente di un nuovo 9/11, undici settembre, questa volta della rete, già predisposto e già organizzato con le necessarie contromisure postume. In altre parole, da informazioni ricevute da un esponente dell'intelligence americana, Lessig lancia il suo monito su un prossimo evento disastroso che colpirà la rete come gli aeri dirottati colpirono le torri gemelle. La risposta delle istituzioni sarà quella di intervenire per incrementare la sicurezza della rete attraverso pesanti limitazioni della libertà personale di navigazione e di espressione. In particolare, si potranno adottare carte elettroniche personali che caratterizzino il percorso di rete dell'internauta (mi è scappata...) segnando i log e tenendone memoria in un sistema centralizzato. Grande Fratello bello e buono. Senza dover prospettare scenari catastrofici, la corsa al dato personale è divenuta una gara senza regole. Telecom Italia presenta un'iniziativa apparentemente lodevole. Un discorso di Gandhi è stato ritrovato e restaurato ed è divenuto il motivo principale di uno spot pubblicitario. Ebbene, Telecom ha pensato bene di mettere su un sito ad hoc dove le persone possono inserire il loro messaggio di pace. Sulla buona fede e la voglia di speranza dei navigatori, sarà costruita una compagna di raccolta dati e di customizzazione del messaggio pubblicitario. Tutto ammantato da buoni sentimenti. Sempre Google lancia un nuovo browser (solo per MsWindows e con licenza proprietaria, alla faccia del tanto decantato appoggio al movimento open source!!!) che si porta dietro una simpatica licenza. In buona sostanza, la Big G si riserva il diritto di filtrare, esaminare, bloccare o modificare i contenuti che vengono trasmessi attraverso i propri servizi. Servizi che si riserva il diritto di bloccare a piacimento anche se, come espresso, possono essere sostenuti dall'utente accettando supinamente la presenza di spazi pubblicitari. In merito alla pubblicità, la policy di Google sul trattamento dei dati segnala esplicitamente la possibilità di collezione di dati per un advertising mirato e personalizzato. Ora, il punto della questione è il seguente: si arriverà al punto da avere una rete contingentata Web 2.0 sicura ed affidabile (trusted), da contrapporre ad una rete libera ma senza alcuna protezione? Saremo veramente costretti alla clandestinità ed all'uso massiccio di sistemi di cifratura e criptazione per evitare i filtri della polizia commerciale della rete? Che senso ha costringere coloro che tengono ancora alla libera espressione del pensiero a rifugiarsi e nascondersi come terroristi o criminali? I paladini della libera informazione e della condivisione della conoscenza dovrebbero uscire fuori dalle tane mediatiche e colpire mortalmente il media system, con atti di puro hackeraggio e di controinformazione. Questo è quanto mi ripropongo di promuovere e sviluppare, magari cominciando io stesso ad acquisire le conoscenze tecniche che necessitano. Perché nel prossimo futuro chi non prende possesso del proprio pc soccomberà all'assedio artellante dei “buoni samaritani del mercato sicuro”. Contro il buonismo e l'ipocrisia di chi, promettendo sicurezza, toglie pezzi di libertà alla persona. La battaglia sta per iniziare e bisogna scegliere quale campo difendere.
Nuccio Cantelmi Tratto dalla Rivista Hax Are eXeperice

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11:30 Scritto da comunytation (Webmaster) in Internet | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: web 2.0, social network | OKNOtizie |
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