05/03/2009
Media appesi al mercato (in calo) della pubblicità
Il mercato pubblicitario continua a mostrare segni di debolezza e i titoli del comparto dei media, legati a doppio filo al mercato dell’advertising dal quale ricavano la maggior parte dei propri ricavi, ne seguono con attenzione gli sviluppi.
Un report di Credit Suisse pubblicato oggi non lascia invero molte speranze per l’immediato futuro. Secondo le stime del gruppo svizzero, condotte tramite un confronto con 40 direttori di marketing e media buyer (coloro che comprano gli spazi pubblicitari nei media) in tutta Europa, la crisi è ancora ben lungi dall’essere superata: soltanto il settore internet registra una crescita degli investimenti a spese della Tv, della stampa, della radio e della pubblicità in strada. Se si considera che ancora i ricavi del settore internet sono solo una minima porzione del mercato pubblicitario, si capisce che non è una grande consolazione.
La crisi accelera però anche l’evoluzione dalla tv analogica a quella digitale con effetti non sempre positivi come quello di un maggiore assorbimento di risorse dai già compressi budget delle società dedite all’intrattenimento e all’informazione. Fra media buyer e direttori di marketing le stime di calo del mercato pubblicitario oscillano fra il 10 e il 20 per cento e prolungano la crisi al 2010, anno coinvolto perché il suo budget sarà stilato ancora nel mezzo della recessione (ossia quest’anno). L’immediato passato mostra già d’altra parte i segni di questa crisi. I dati del gruppo L’Espresso ieri e di Telecom Italia Media oggi confermano infatti le attese pessimistiche del mercato, anche se con dei distinguo parecchio importanti.
L’Espresso ha registrato un calo dell’utile del 78,5% rispetto al dato del 2007: i profitti del 2008 si sono così attestati a quota 20,6 milioni di euro ed è stato deciso di non distribuire dividendi. La riduzione dei costi tramite il taglio di 70 posti e le ulteriori riduzione di costo hanno permesso di salvare solo parzialmente la marginalità del gruppo. Quello che maggiormente pesa è infatti proprio la pubblicità che ha registrato un calo del 7,4% (in termini di ricavi) apportando al giro d’affari 608,2 milioni di euro: quasi 50 milioni di euro in meno. Circa il 60% dei ricavi della società deriva proprio dalla pubblicità.
Diversa, ma non troppo, la situazione del gruppo Telecom Italia Media. La società che controlla La7, Mtv e l’agenzia stampa Apcom ha in realtà registrato una crescita dei ricavi del 4,2% raggiungendo quota 223,7 milioni di euro, ma ha registrato anche un calo della raccolta pubblicitaria del 6,8% su La7 e del 12,7% su Mtv. Alla cessione delle attività di Pay-per-view (perfezionata lo scorso 1 dicembre, quindi a fine esercizio, con un incasso di 16,1 milioni di euro) ha fatto da contraltare una crescita del 16,9% dei ricavi del digitale terrestre a quota 16,6 milioni di euro: questo è stato dovuto principalmente al maggior affitto di banda digitale dell’Operatore di Rete TIMB.
Gli investimenti della società hanno comportato una crescita di 71 milioni di euro a complessivi 286,8 milioni di euro del debito. Alla fine della fiera l’esercizio 2008 si chiude con una perdita di 92,65 milioni di euro contro gli 85,89 milioni. Questo nonostante l’audience di La 7 ed Mtv sia in crescita. Il gruppo si appresta comunque a dirigere una grande operazione di fusione fra la controllata Apcom e due altre agenzie di stampa, l’Asca e la Dire. Questo farebbe seguito alle intenzioni di Franco Bernabé amministratore delegato di Telecom Italia (la controllante di Telecom Italia Media) che ha già dichiarato in passato di volere varare un disimpegno dal comparto dei media e di volere concentrare le attività del gruppo nel core business delle telecomunicazioni
FONTE
19:04 Scritto da comunytation (Webmaster) in comunicazione | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: mercato pubblicitario | OKNOtizie |
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