ArtéPolitica: l’Arte che comunica la Politica

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Il segno è l’unità minima della raffigurazione artistica; è segno qualsiasi traccia che esprime e comunica un significato. Hjelmslev ha definito il segno come espressione di un contenuto, Pierce come sinonimo della rappresentazione (iconica, indicale o simbolica) dell’oggetto, De Saussure come l’unione di significato e significante.

Sin dai tempi più antichi l’uomo ha tracciato delle forme, prima semplici e poi sempre più composte, per dichiarare la sua esistenza e il suo pensiero.

Come linguaggio l’arte nasce per comunicare. Attraverso l’arte le informazioni vengono diffuse e storicizzate, in base al periodo storico e al tipo di relazione che si instaura tra artista e pubblico, o committenza. L’arte è informazione, è comunicazione, se si considera primario in un oggetto artistico il fatto di volersi, necessariamente, porre in rela zione con l’alterità, indipendentemente dalla specificità del suo messaggio. L’opera d’arte diventa il supporto di una serie di processi che coinvolgono il suo fruitore, anche solo in maniera intuitiva; ma la comunicazione va oltre le sollecitazioni sensoriali. L’arte traduce mentalmente la realtà in cui prende vita, e attraverso una stimolazione concettuale e emozionale, dell’artista come del destinatario, ne permette una comprensione. Ovviamente il processo necessita non solo della preparazione culturale, ma anche e soprattutto della sensibilità e disponibilità all’ascolto. L’arte attraverso la comunicazione può migliorare il nostro essere nel mondo.

Il nostro rapporto con l’arte non può fermarsi semplicemente all’incontro sensoriale con “l’oggetto”; la percezione di essa è “impregnata di ricordi-immagine che la completano interpretandola”, diceva Henri Bergson.

L’arte esiste come attività legata all’esperienza e alla conoscenza dei fenomeni, è un prodotto culturale; è creazione, rappresentazione, espressione di una e infinite concezioni del mondo. E’ legata al proprio tempo e al proprio spazio e contemporaneamente è proiettata in tempi e spazi infiniti che sono stati, sono e saranno. Il segno dell’arte è portatore di realtà infinite. Il fatto di essere un riferimento concreto, fa dell’arte uno strumento di pensiero, un documento per comprendere il tempo e la sua complessità intellettiva. Ed è per questo motivo che in essa è necessaria un’azione di giudizio. L’artista ha il ruolo fondamentale del ricercatore, del comunicatore: è protagonista e interprete.

Come ha detto John Cage esiste una response-ability (oltre che una responsability), cioè una capacità di risposta/reazione dell’arte, di cui la politica è un aspetto.

Per quanto possano esistere un’arte interessata alla politica e un’arte non direttamente coinvolta, è stato dimostrato da decenni di teoria critica che non esiste una forma d’arte aliena da un qualsiasi contatto con la sua realtà, e dunque col contesto socio-politico in cui si trova. L’azione politica dell’arte può agire spesso a priori dalla forma e dalla volontà di cambiarne la funzione estetica.

L’arte ha volutamente fatto dell’operazione politica la base della sua azione a partire dall’epoca moderna. In particolare, dal XX secolo ha manifestato la propria esistenza con operazioni di forte rottura: la maggiore autonomia e libertà di espressione ha rinnovato i contenuti e soprattutto ha condotto ad una sperimentazione totale di forme e materiali, tanto da rivoluzionare i canoni tradizionali della rappresentazione del sistema occidentale. Allo stesso modo è cambiata anche la politica: tramontate le vecchie ideologie, oggi diventa operativa accanto ad un sistema capitalistico globalizzato. Su questi dati pensare arte e politica sulla stessa lunghezza d’onda sembra anacronistico, impossibile. Ma una relazione, seppure conflittuale, esiste. La musica, la letteratura, le arti visive hanno trasferito tutto il mondo, la vita nell’arte, così anche l’esperienza politica è stata vissuta esteticamente. La politica aveva una dimensione eroica, inebriante.

L’estetizzazione del mondo è stato il grande tema della cultura romantica: gli artisti creavano bellezza rappresentando simboli esistenti (La libertà che guida il popolo(1830) di Eugène Delacroix ne è un esempio). Il Novecento ha conosciuto un rapporto tra arte e politica che potremmo definire più responsabile. La serie degliOtages (1943-45) di Jean Fautrier racconta attraverso grumi di pasta informe (haute pâte) l’orrore delle fucilazioni durante l’occupazione tedesca in Francia. Dal desiderio di diffondere sensibilità ecologica nasce 7000 querce di Joseph Beuys: nel 1982 l’artista accumula davanti al Museo Federiciano di Kassel 7000 pietre di basalto, chiunque poteva adottarne una e permettere così, col denaro ricavato, di piantare un albero. Le sculture fatte da rifiuti di Michelangelo Pistoletto non fanno che comunicare l’esigenza di dare un freno agli eccessi della società consumistica (Venere degli stracci 1967).

Con l’esperienza tragica delle guerre mondiali la partecipazione attiva dell’artista e della sua opera alla vita politica diventava il senso dell’essere intellettuale. L’arte era strumento di propaganda, di conoscenza. Il Monumento alla Terza Internazionale (1919) di Wladimir Tatlin è una gigantesca spirale d’acciaio che gira su se stessa e funziona come un emittente di segnali e notizie; un’arte informativa che visualizza la storia che si fa stabilendo un circuito di comunicazione tra i membri della comunità: l’arte ha una funzione precisa nello sviluppo della rivoluzione. InForme grido-Viva l’Italia (1915) Giacomo Balla realizza un manifesto politico in favore dell’intervento in guerra dell’Italia, fortemente voluto dai futuristi; il moto impresso alle forme evoca il grido patriottico che si espande col movimento della bandiera tricolore.

La diversità rispetto ai pittori romantici sta nella sperimentazione e nei processi di soggettivizzazione. La realtà non è più rappresentabile attraverso una grammatica riconoscibile e condivisibile da tutti; l’interiorità e il suo sentire diventano il principio della costruzione della forma. L’arte ha rappresentato il volto del Novecento, e si può affermare ancora una volta che abbia un linguaggio politico, seppure in una prospettiva simbolica, metaforica.

L’arte ha sempre raccontato la storia dell’uomo, il quale ritrova in essa la propria identità culturale. Questo potrebbe bastare per sottolineare la politicità dell’espressione artistica. Così come esistono opere che nascono appositamente per celebrare una politica e la sua forma di governo. La religione cristiana non avrebbe avuto tanta diffusione senza un’arte capace di parlare con tanta intensità dei suoi valori, dalle icone sacre di epoca medievale alle chiese barocche. La presenza della politica nell’arte si può ritrovare nelle forme più varie, in modo esplicito o mediato.

È per tutti questi motivi che inserire l’arte in un discorso di comunicazione politica potrebbe rappresentare un’occasione di approfondimento. Il solo fatto di avvicinare un’utenza variegata che non mastica quotidianamente l’arte e i suoi prodotti formali e concettuali definisce di partenza un incentivo importante. In un panorama in continuo cambiamento come quello che stiamo vivendo, il supporto di esempi acuti e intelligenti come possono essere le opere d’arte, può suggerire una maniera di pensare allargata, una riflessione più ampia e stimolante. L’arte ha una responsabilità etica e sociale, e l’artista, nella sua sensibilità, materializzando pensieri può alimentare quell’arsenale di risorse da cui accingiamo ogni giorno. Dunque la nostra diventa quasi una responsabilità, si spera piacevole, di percepire e accogliere tali impulsi.

La politica non è tutto, ma “tutto è politica” scriveva Thomas Mann ne La montagna incantata (1924)/ “Tutta la vita è politica” scriveva Cesare Pavese ne Il mestiere di vivere (1935-50); se chi si occupa di politica si occupa di comunicazione, perché in fondo siamo fatti di linguaggio, siamo quello che comunichiamo, e se l’arte è linguaggio, è comunicazione, allora l’arte può essere comunicazione politica/comunicare la politica. “La politica non è una scienza […] ma un’arte”, Otto von Bismarck Discorso al Reichstag (1884).

Rubrica a cura di Sara Pizzi ogni settimana in esclusiva su Spinning Politics Magazine

ArtéPolitica: l’Arte che comunica la Politicaultima modifica: 2012-02-22T13:55:24+00:00da comunytation
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